Pensiero stupendo

Voglio ricordare il trentuno Agosto dell’anno appena passato come l’inizio di un nuovo percorso, come l’inizio di un cammino spiritualmente sublime.
Quel trentuno Agosto correvo a casa piangendo come un bambino a cui sono stati rubati i giochi. Borsa in mano, magliettina sudata, occhi rossi e singhiozzi ripetuti. Entravo nel tunnel dei “mollati”, nel tunnel dei “cuori spezzati dall’amore”. Sensazioni che hanno provato tutti, domande a cui è difficile dare risposte, idee confuse e impossibili da riordinare.
Quel trentuno Agosto correvo veloce nel tunnel buio e ho scorto la luce, in fondo. Luce abbagliante, calda, amichevole, sicura. La luce emanata da ragazzi disciplinati e sregolati, conformisti e ribelli, ma trasparenti e sinceri. La luce aveva a capo un uomo pacato, un padre ancora prima che un mister.
Quel trentuno agosto correvo veloce nel tunnel della vita e un gruppo affascinante mi ha teso una mano.
Pensiero stupendo.
La voglia di ricominciare, di mettersi in discussione, di giocare a calcio veramente.
“L’umiltà precede la gloria”. Lo disse Salomone qualche centinaia di decenni fa. Abbandonavo una delle più acerrime nemiche sportive dove ero coccolato, rispettato, dove mi passavano la palla anche quando non giocavo causa squalifica. Dove non avevo bisogno di dimostrare nulla, dove ero l’unico a portare la maglietta da gara a casa a fine stagione perchè “il 10 è di Davidino” punto.
Abbandonavo sorrisi e polemiche, le birre del giovedì sera e gli aperitivi della domenica, amici che mi adoravano e un ambiente che mi aveva cresciuto. Ma la mia testa era lì, da qualche tempo. Era in quel pensiero stupendo, era a guardare negli occhi Carmine mentre mi sorrideva e mi diceva “ora sei uno dei miei ragazzi”. Con coraggio e un velo di malinconia mi congedavo da un gruppo stupendo e mi buttavo in un’esperienza nuova, dimenticata da un pezzo, ma voluta con energia.

Chi ha il coraggio di dire che il calcio è solo un gioco?
Chi è così arrogante e superficiale da sostenere che il calcio è un modo come tanti per sfogarsi?
Chi può essere così stupido?
Il calcio, lo sport più bello e affascinante del mondo, quello che intendiamo noi dell’Assisi, è una perenne e costante lezione di vita. E’ l’incontro di storie, di avventure, di cultura, di relazioni fra umani. E’ divertimento, è fatica, è voglia di stare insieme e prendersi in giro.
Il calcio è un’emozione autentica, è solidarietà, è restare stretti stretti in barriera su una punizione, è abbracciarsi sudati e puzzolenti dopo un gol, è correre in panchina gridando “sono io il più forte”.
Il calcio, quello che intendiamo noi, è l’energia che mi ha scaraventato fuori dalla depressione, dai momenti tristi, dalla monotonia.
Nella nostra esistenza non c’è nulla che avviene per caso, nessun posto che vediamo lo vediamo per caso, nessuna persona che incontriamo la incontriamo per caso. E’ tutto scritto e programmato in quella parola che tanto ci fa riflettere, che tanto ci commuove: Destino. Il destino di ognuno di noi si compirà, così come vuole il nostro grande Signore, ma le scelte sono nostre. Dio ha fatto importante l’uomo perchè gli ha donato il potere delle decisioni. Secondo ragione, secondo coscienza, secondo amore.
Questo era l’anno giusto, l’anno perfetto. Così ha voluto Dio e così ho deciso io. Un connubio unico, direi.

Certo, all’inizio è stata dura. Tanta corsa, poco pallone, la confidenza che mancava, personalità nuove e diverse, la mia testa in mezzo ad un uragano. Non ho mai fatto così tanta panca e non ho mai segnato così poco, ma mentre parecchia gente mi domandava il perchè di questa scelta rivoluzionaria e mi scherniva alle volte sminuendomi, altri mi incoraggiavano ad insistere, a perseguire il meglio, a non mollare mezzo centimetro. L’obiettivo è gustoso e appagante quando lo si raggiunge con la fatica e la determinazione. Perchè sono beati gli umili, perchè nessuno può farcela da solo, mai.
Ciò che ho trovato in voi è, su tutto, quella incredibile voglia di aiutare chi è in difficoltà. L’ho letto nei consigli di Andy, nelle parole di Andre e Bomber, negli sguardi di Carmine.
Quella incredibile voglia di vincere insieme. Vincere una partita sul campo e una nella vita, con l’amicizia e la bontà. Con il rispetto l’uno dell’altro, con le pacche sulla spalla che manifestano non compassione ma affetto e cuore. Quella incredibile voglia di crederci, di lottare, di combattere, e farlo con l’unità e la forza di un collettivo, mai come singoli.
Ciò che ho trovato in voi è la speranza di trovare nel mondo delle brave persone, dallo studente al pescivendolo, dal venditore al magazziniere. E’ la convinzione che non tutto è da buttare, che l’insegnamento di Gesù attraverso la famiglia è un bene che germoglia ancora in una società malata e arrogante. Siamo i promotori di un movimento sano, di pace, di modestia.
Poi ci sono i tackle di Andy, ma quella è un’altra storia.
Ci sono i contrasti scintillanti di Andre, le parate plastiche di Alen, le diagonali del nostro capitano a cui chiederò prostrato e sottomesso il suo Dieci, i siluri di Giorgino, la classe cristallina condita da un viso angelico di Giupe.
Ci sono le parabole fotoniche del mio nuovo amore platonico di Faxone, il ciuffo e la bellezza calcistica di Bomber, la decisività di Gabrielone, le “xxs” e i pantaloni “a vita un po’ troppo bassa” di Orsacchio, il rosso dei capelli di Rossischio, la carica e il dinamismo del vecchio lupo Manuel.
Poi c’è la simpatia, l’imbarazzo, la timidezza, il fascino di Beppe, fratello e compagno di vita. C’è il sorriso e l’allegria di Genna, ci sono gli urli e la presenza fondamentale di Carletto, c’è la bandierina frenetica e saggia del mitico e ineguagliabile Silvano. C’è il supporto dell’ex calciatore Ciccio. Pensiero stupendo. Stupendo come la camicia pezzata fronte e retro del nostro mister. Stupendo come la sua anima trasparente, ricca, virtuosa. Stupendo come il suo volto e il suo fisico provato dell’ultimo mese, come i suoi allenamenti variopinti e la sua calma eroica.

Il calcio è la mia vita, la nostra vita. Perchè in esso ci trovo un motivo valido e mai banale per capire chi sono, per capire fino a dove posso spingermi. Il calcio è lo specchio della mia vita e sono orgoglioso di consumare parte del mio tempo con tutti voi. In esso ci trovo la follia, l’essere un po’ artista con tanto di sregolatezza e la semplicità, l’essere un po’ bambino.
Non voglio accontentarmi di tutto il cielo se posso arrivare alle stelle, non voglio accontentarmi di un manto sintetico, di un pallone ben gonfiato, dell’ Hollywood. Posso arrivare ai campi di cemento, ai palloni sgonfi e zuppi d’acqua, al Millionaire.
Possiamo arrivare ovunque, ma insieme. Con l’amicizia, l’osservanza delle regole, l’umiltà e la poesia.
Oggi siamo tutti poeti, siamo i Poeti del Calcio.
Siamo l’ Assisi e siamo meritatamente Campioni!

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